Danzare sulle ossa

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Oppure: L’accordo del corpo, formazione per esperti certificati del 28 e 29 GENNAIO

“E’ la voce che dice: da questa parte, di qua”.

Seguiamo la voce e siamo noi sette nella nostra stanza di lavoro. Partiamo per un viaggio diretto dalla nostra formatrice Ivana e sono di nuovo a quella finestra di quella stanza a Materdei. Non sono sola; ci sono le mie colleghe con me. La proposta di formazione si concretizza in tre sedute di lavoro personale che iniziano nominando le ossa del corpo in latino: calcaneUM, sacrUM, scapulUM, occipitiUM. Quanto era bizzarra T.Bertherat; la rivedo mentre architetta la seduta in latino! Siamo noi sette, siamo distese nella stanza e movimento dopo movimento sembra di avere sulla pelle migliaia di occhi. Il corpo esce gradualmente dal torpore dato dalla mia lunga assenza su questa moquette e comincia a vibrare. Una vibrazione di ossa, prima, che gradualmente si espande a muscoli, viscere, anima. Faccio questo lavoro da molti anni ormai ma sempre, sempre mi sorprendo della sua potenza. E’ come se ogni volta lo sottostimassi e poi, vivendolo concretamente, non riesco a trovare le parole per definirlo in profondità . Arrivo in formazione con la paura che mi caratterizza: paura di fare, paura di cambiare, paura di affrontare, paura di parlare: vivendo i movimenti di Antiginnastica a poco a poco mi sento forte. Il mio corpo si rianima e l’intuito si riaccende. Allora, ritorna alla memoria una lettura a me cara: Donne che corrono coi lupi. Noi sette riprendiamo velocemente contatto con i nostri ritmi autentici, ci avviciniamo al nostro Dio o ai nostri Dei e iniziamo a parlarci con il linguaggio delle sensazioni, delle emozioni. Insomma, con la lingua che piace al corpo. I nostri sogni notturni, le nostre attività diurne iniziano a confondersi con le proposte della seduta ed un unico gigantesco movimento magmatico comincia ad affiorare. Ha a che fare con la morte, con la vita: ho paura? Sì, come tutti. Insieme decidiamo di proseguire, dirette da Ivana che ci guida con sapienza. E’ Caronte mentre attraversiamo lo Stige, il fiume della morte ma nel contempo il fiume che rese immortale Achille. Ci muoviamo nell’ambivalenza, così come ambivalente è la vita. Non posso non essere grata all’Antiginnastica: mi ha sempre restituito al mondo dandomi una nuova pelle, per citare la mia collega Laura. Una pelle più autentica, viscerale, che non conosce infingimenti.

Per citare Thérèse, bisogna sempre trovare il coraggio di “cominciare” o “ricominciare”. Da dove? Da cosa? Prepararsi, mettersi in auto e stendersi su di una moquette. Insieme al gruppo, insieme alle altre. Lasciarsi guidare dalle parole dell’esperta, lasciare che arrivi ogni volta un nuovo inizio. Ogni volta che pensiamo di essere finite.

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