“I RITMI DELL’ATTESA”

3–5 minuti

lettura

Antiginnastica e gravidanza

Nel 1997, conseguentemente la gravidanza della figlia Marie, Thérèse Bertherat scrive “I ritmi dell’attesa, Diario a tre voci di una gravidanza naturale” assieme all’ostetrica Paule Brung. In questo testo, la creatrice dell’Antiginnastica esplora le infinite capacità del corpo di affrontare il parto ed i benefici che una consapevolezza corporea possono apportare alle donne in attesa.

Leggendo le prime pagine del libro ci si imbatte in una prima testimonianza: ” Quello che più mi ha aiutata a partorire è stata la bocca”. La bocca? Ma come! Il lavoro sulla bocca, in Antiginnastica, riveste una valenza fondamentale. “Non solo perché la bocca e tutti i muscoli che la riguardano sono estremamente contratti e sconosciuti ma anche perché la bocca è la “chiave” per aprire numerose porte, come ad esempio il perineo stesso. Il corpo è un tutto, un’ orifizio ne richiamo un altro, una sensazione in un orifizio della testa ne provoca un’altra in un orifizio genitale. La presa di coscienza di una cavità sveglia la coscienza in un’altra cavità. La conoscenza della bocca richiama la conoscenza della vagina e quella della vagina richiama quella dell’utero che si apre anch’esso con una “bocca”. Le labbra della bocca richiamano le labbra del sesso. La lingua, così muscolosa, è capace con movimenti precisi di liberare il respiro, i muscoli della nuca e quelli della schiena”. Inoltre, è stato dimostrato dalla scienza e dalla medicina che l’apparato fonetico e l’apparato genitale si formano dallo stesso foglietto embrionale (mesoderma) nei primi giorni di divisione cellulare; per questo il loro modo di funzionare è la stesso. Dal mesoderma derivano bocca, palato, gola, perineo, vulva e vagina e per questo possiamo notare anche come ci siano delle similitudini fisiche ed anatomiche: labbra della bocca e labbra vulvari; lubrificazione buccale e vaginale, diaframma toracico e diaframma pelvico. Rilasciare le tensioni a livello facciale equivale a rilassare la muscolatura pelvica.

Ma è sufficiente, per favorire un parto naturale, occuparsi solo della zona pelvica? Le fibre muscolari costituiscono un tutt’uno, un insieme di catene che attraversano il corpo dall’alto al basso ed è bene occuparsi dell’insieme della muscolatura per apportare beneficio anche al perineo!

Cos’è il perineo? E’ un insieme di muscoli importanti, uno spazio anatomico molto complesso. E’ lui che il bambino deve affrontare per venire alla luce. Si estende tra l’ano e le parti genitali ed è intramezzato da tre orifizi ( uretra, vagina e ano). Durante il parto, e non solo, subisce delle forti pressioni ed è importante avere consapevolezza di questa muscolatura affinché rimanga morbida così da favorire la discesa del bambino. La muscolatura perineale però dipende strettamente dalla salute dei muscoli vicini: quelli della parte posteriore del corpo e la cosa non sorprende poiché questa impone il suo volere in ogni circostanza! Il diaframma toracico è anch’esso molto coinvolto durante il parto e spesso è eccessivamente contratto, risentendo enormemente dello stato di salute della schiena, delle mascelle, della nuca. E’ fondamentale dunque associare il lavoro della parte inferiore della schiena che allunga i muscoli e libera i movimenti del diaframma a quello delle mascelle che libera la vagina. D’altronde, il diaframma toracico ha un corrispettivo in basso, il diaframma pelvico, che risente moltissimo della sua influenza! Altri muscoli capaci agire negativamente sul perineo sono i muscoli dell’interno delle cosce, gli adduttori. Sempre fraintesi, considerati deboli, in realtà sono depositari di una forza estrema: si attorcigliano attorno alle cosce, attorno ai genitali e svolgono così la loro funzione ovvero stringere! Una volta si chiamavano, non a caso, “i muscoli della verginità”. Naturalmente, anch’essi fanno un tutt’uno con la muscolatura posteriore: divaricando troppo le cosce, nel vano tentativo di allungarli, in realtà non si fa altro che contrarre ed inarcare sempre di più il fondo schiena. E allora che fare per loro? Con l’Antiginnastica si può apprendere “il loro linguaggio più sottile”, fatto di movimenti piccoli e precisi.

E’ davvero necessario, in Antiginnastica, un lavoro “settario” solo per donne in attesa? Probabilmente no! La donna incinta non viene accolta dunque in un gruppo di sole donne in attesa. Sarà invitata a condividere la sua esperienza di gravidanza con altre persone che normalmente partecipano alle sedute (uomini e donne) e tutto il gruppo vivrà attivamente e risentirà della sua esperienza. Ho sempre trovato questa modalità di lavoro estremamente rivoluzionaria: la vita che si espande a tutti i partecipanti senza distinzione di sesso! Certo, saranno necessari degli accorgimenti che tutto il gruppo potrà però condividere.

Lascia un commento