IL DIAFRAMMA TORACICO SECONDO L’ANTIGINNASTICA® DI T.BERTHERAT
“Non ci sono movimenti per imparare a respirare,
poiché tutti movimenti che liberano la muscolatura liberano anche il respiro”.
T.Bertherat, La tigre in corpo. Le virtù curative dell’Antiginnastica, Mondadori, 2002.
L’Antiginnastica® è un metodo di lavoro sul corpo ideato negli anni ’70 dalla fisiokinesiterapista francese Thérèse Bertherat. I movimenti di Antiginnastica® sono stati concepiti per sciogliere i muscoli, ridare ad essi la loro lunghezza naturale ed alle articolazioni la loro scioltezza, liberare la respirazione spesso ostacolata da tensioni. Il muscolo del respiro per eccellenza è il diaframma e – sebbene ci siano nel corpo più diaframmi, in quanto intendiamo come diaframma qualsiasi lamina muscolare trasversale – sicuramente un diaframma libero di esercitare a pieno la propria funzione potrebbe essere d’aiuto per la risoluzione e la gestione di varie problematiche e patologie a carico dell’apparato muscolo scheletrico e non solo. Quando un diaframma si può definire libero? Cosa non gli permette di essere libero di funzionare al meglio? Questo breve articolo si propone di approfondire il punto di vista dell’Antiginnastica® sul diaframma.
Indice:
1. Elementi di anatomia del diaframma toracico.
2.Elementi di fisiologia del diaframma toracico.
3. Il sottile linguaggio del diaframma toracico secondo l’Antiginnastica®.
1. Anatomia del diaframma toracico.
Il diaframma ha il compito di separare la cavità toracica da quella addomminale ed è il muscolo fondamentale per la respirazione. Ha la forma di una cupola ed è formato da un ampio tendine centrale, che ricorda la forma di un trifoglio, detto centro frenico, dal quale hanno origine i fasci carnosi del muscolo che si inseriscono sullo sterno, sulle coste e sulle vertebre lombari. Il diaframma è innervato dal nervo frenico che ha origine dalla zona cervicale, a livello di C3-C4- C5 ( terza, quarta e quinta vertebra cervicale). Nel diaframma sono presenti numerose aperture che consentono il passaggio a vasi, nervi e ad altre strutture che dalla cavità toracica si portano a quella addominale e viceversa. Tra queste aperture si possono citare il forame della vena cava, il forame esofageo, i forami minori, il forame aortico, i forami del Morgagni, l’arcata dello psoas (attraversata dal muscolo grande psoas) e l’arcata del quadrato dei lombi (attraversata dal muscolo quadrato dei lombi). Infine, le sue inserzioni tendinee a livello della colonna lombare sono detti pilastri del diaframma; il pilastro destro scende dalle vertebre D12 a L4, mentre il sinistro dalle vertebre L1 ad L3. Il diaframma, inoltre, è in rapporto diretto sia nella sua parte superiore con i polmoni e con il cuore, sia nella sua parte inferiore con il fegato, con lo stomaco e con il rene sinistro: in altre parole, “tutte le parti del corpo sono in contatto diretto o indiretto con il diaframma”.
2- Fisiologia del diaframma toracico.
La respirazione è costituita dalla fase dell’espirazione e dalla fase dell’inspirazione ed è resa possibile dalla presenza dei polmoni contenuti all’interno della gabbia toracica e dal movimento del diaframma.
L’inspirazione è la fase attiva nella quale il muscolo diaframma si contrae, il suo centro frenico si abbassa e la contrazione del muscolo determina una diminuzione della sua curvatura che si appiattisce, aumentando il volume della cavità toracica a scapito del volume della cavità addominale( i visceri vengono spinti verso il basso). I polmoni, solidali con il diaframma, essendo ad esso applicati tramite la pleura diaframmatica, seguono il movimento di discesa del muscolo espandendosi. L’espirazione è, invece, una fase passiva nella quale il diaframma si rilassa e risale( i visceri risalgono verso l’alto). Il diaframma pero non lavora da solo: nella fase inspiratoria vengono reclutati i muscoli della testa, della colonna cervicale, del cingolo scapolare, delle braccia, della colonna dorsale, della colonna lombare, del bacino, delle anche. Nella fase espiratoria, i muscoli inspiratori si rilassano e non dovrebbe esserci una eccessiva attivazione muscolare pur essendoci tuttavia muscoli che entrano in gioco nel caso di una espirazione forzata: gli addominali, che possono aiutare il diaframma a salire ulteriormente. Il diaframma durante il giorno compie dunque migliaia di movimenti (in armonia con un diaframma più piccolo ma non meno importante, quello pelvico) che creano il giusto livello di pressione sia nella cavità toracica che in quella addominale influenzando lo stato di salute di tutti gli organi interni ( il suo movimento massaggia le anse intestinali, stimola il fegato, la cisterna del chilo, la milza ecc.).
3. Il sottile linguaggio del diaframma toracico secondo l’Antiginnastica®.
Thérèse Bertherat conosceva profondamente il diaframma e conosceva il concetto delle catene muscolari introdotto da F. Mézières . Partendo dal presupposto che nessun muscolo funziona in maniera isolata ( come potrebbe essere se anche lo stesso diaframma è una struttura che attraversa tutto il corpo e si lega ad organi, muscoli, fasce ecc) T.Bertherat diceva che non si impara a respirare, così come non si impara a mangiare o a bere; se non si respira significa che l’aria non passa, che il corpo è contratto. Quindi, che fare? Liberare il respiro! La nuca, per L’Antiginnastica®, è la “chiave di volta della respirazione: non si può liberare il respiro se la nuca non è libera”. Il nervo frenico, che comanda i movimenti del diaframma, nasce dal collo, a livello della terza, quarta e quinta vertebra cervicale; se la nuca è contratta lo è anche il diaframma. Inoltre, il diaframma mischia le sue fibre con quelle della bassa schiena e del dorso, attaccandosi dalla dodicesima vertebra dorsale alla terza, spesso quarta vertebra lombare. Ovvero dall’altezza della vita fino ai lombi. E’ qui che, intrecciandosi con i muscoli del dorso e del basso schiena diventa “loro vassallo”. La sua posizone centrale, dice T.Bertherat, ci trae in inganno; si arriva a credere che il diaframma abbia pieni poteri e che basti muoverlo per dargli libertà; in realtà lui è costantemente sotto controllo e non è a lui che ci si deve rivolgere direttamente per avere una respirazione facile. Se il diaframma si blocca, questo avviene quasi sempre in inspirazione e l’espirazione che ne dovrebbe seguire è sempre incompleta; i polmoni restano gonfi d’aria e la schiena incurvata. Cosa fare? Occorre lavorare sul rilascio dei muscoli della parte inferiore della schiena prima di rivolgersi al diaframma. Senza dimenticare il suo omologo nel corpo, quel perineo che si muove solo in relazione al diaframma toracico: la mobilità del diaframma consente la mobiltà del perineo. La mobilità dei muscoli dei lombi, del dorso e del collo permette quella del diaframma. Diceva T.Bertherat: “ Una società con le sue leggi e i suoi usi stabiliti dalla notte dei tempi, dove non si può penetrare impunemente”. Il linguaggio del diaframma è un linguaggio sottile; un linguaggio influenzato dai molteplici legami che esso intesse all’interno del corpo e che hanno molto a che fare anche con quello che proviamo e che sentiamo (spesso un momento di rabbia o di agitazione ci fa bloccare il respiro…e non solo!). L’Antiginnastica® è un lavoro muscolare preciso, rispettoso dell’anatomia e della fisiologia del corpo che, incontro dopo incontro, si propone di “parlare” il linguaggio del diaframma. Il lavoro complessivo sulla muscolatura – che non trascura nessun muscolo del corpo, da quelli più nascosti delle mascelle, degli occhi, della lingua, a quelli più conosciuti delle natiche, dell’interno cosce, del basso schiena – consentirà naturalmente, nel tempo, al vostro diaframma di riprendere il suo magnifico viaggio all’interno del corpo, dall’alto verso il basso, senza più inibizioni né freni.
QUALI SONO I BENEFICI, PIU’ NEL DETTAGLIO, DI UN RESPIRO LIBERO?
Siamo abituati a pensare che la guarigione debba venire necessariamente dall’esterno, che non possa essere invece stimolata dai meccanismi endogeni che governano il nostro corpo. Il respiro può essere un’arma potente per stimolare il processo di autoguarigione che il corpo possiede. La posizione centrale del diaframma e la sua connessione con molte strutture del corpo gli consentono di esercitare un ruolo cruciale nel funzionamento degli organi interni. E’ anche “la porta” che consente il passaggio ai sentimenti, alle sensazioni e quando tale regione è libera l’energia fluisce con vigore e c’è buona salute. Per citare Reich, spesso il diaframma è immobile perché: “ L’organismo si difende dalle sensazioni di piacere o d’ansia che appaiono inevitabilmente con il movimento diaframmatico”. Un diaframma libero di muoversi migliora la stabilità muscolare del cuore influenzando positivamente anche i grandi vasi arteriosi e venosi. Un respiro fluido limita i danni del cortisolo sul corpo, abbassa la pressione sanguigna, aumenta l’efficienza della circolazione linfatica e venosa, riduce l’ansia portando il corpo verso la vagotonia, migliora la stipsi ed i disturbi gastro intestinali quali reflusso gastro esofageo, ha un impatto fondamentale sull’equilibrio posturale e sulla mobilizzazione del torace e del cingolo scapolo omerale, migliora la capacità del corpo di sopportare uno sforzo intenso. Il respiro Può essere un valido aiuto nella gestione delle problematiche legate al dolore cronico, a quelle delle vie aeree superiori, alle sindromi premestruali e può aiutare nella gestione degli stati di panico, ansia ed agitazione.
Stendersi su di una moquette, nelle nostre stanze di Antiginnastica®, e ritrovare, movimento dopo movimento e seduta dopo seduta, un contatto con questo muscolo così inflazionato ma anche così sconosciuto, può aiutarvi a stare meglio. I farmaci sono importanti, a volte vitali. Pero, vale la pena tenere a mente, come diceva F.Mézières, che “LA FORMA CONDIZIONA LA FUNZIONE”. Se la funzione è perduta, inutile insistere! Inutile cercare di respirare e respirare sforzandosi di fare ampie respirazioni. Nulla cambierà e si rischierà solo di fare peggio. Bisogna ristabilire prima la morfologia normale e la FUNZIONE sarà così ristabilita. Se il mio diaframma è contratto, ho un’ernia iatale e uso gli inibitori di pompa, questi mi faranno stare un po’ meglio per qualche giorno ma non avranno nessun impatto sulla FORMA del mio diaframma, che sarà sempre teso, bloccato e la sua FUNZIONE alterata a prescindere dal farmaco che assumo. Con questo non voglio dire che sia vietato assumere gli inibitori di pompa ma uno sguardo più complessivo, un dialogo più aperto con i medici, aiuterebbe molto le persone che soffrono.
Virginia Casillo
Esperta certificata in Antiginnastica®
N.B. Per approfondire la conoscenza del metodo di T.Bertherat : www.antigymnastique.com
Per contattare un esperto certificato in Antiginnastica®: https://antigymnastique.com/it/dove-fare-lantigym/
Per sperimentare da casa qualche piccolo movimento di Antiginnastica®: https://www.youtube.com/user/MarieBertherat
1- Still A. T., The Philosophy and Mechanical Principles of Osteopathy, Hudson-Kimberly, 1892.
2- Busquet L., Le catene Fisiologiche, p.229, DEMI,2014.
3- Françoise Mézières, con il suo libro “ Originalità del metodo Mezieres”, ha completamente rivoluzionato la fisioterapia classica introducendo il concetto di catene muscolari. Citando Mezieres testualmente: “Una catena muscolare è un insieme di muscoli […] le cui inserzioni si ricoprono le une sulle altre come le tegole su di un tetto”.
Cfr Nisand M., Metodo Mézierès Rivoluzione in fisioterapia, Edizioni Fisiocorsi, 2010.
4- Bertherat T., La tigre in corpo, p. 166, Oscar Mondadori, 2002.
5- V.s. nel testo.
6- Durante l’inspirazione il diaframma si contrae trazionando tutte le sue inserzioni. I suoi pilastri, a livello dorso/lombare, ad ogni inspirazione spingono i lombi in avanti, inarcando la schiena e facendo aumentare la lordosi.Il diaframma, secondo F. Mézières, forma con il muscolo ileo psoas la catena antero – interiore.
7-Bertherat T., I ritmi dell’attesa, Lexit Edizioni, 2010.
8- Reich W., Analisi del carattere, p.381.
9- F. Mézières, La ricostruzione posturale.


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