Guarire con l’Antiginnastica, ovvero la mia rivoluzione.

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Il titolo originale del libro “Guarire con l’Antiginnastica” è “Le corps a ses raisons: Auto-guérison et anti-gymnastique”. Era il 2001. Lo ricordo perché eravamo in piazza per il G8 a Napoli. Passeggiavo a Port’Alba e mi incuriosì un libro con la copertina arancione: “Guarire con l’Antiginnastica”, di una certa Thérèse Bertherat. All’epoca non avevo cellulare e quindi non potevo in alcun modo sapere chi fosse questa donna e cosa facesse. Il libro costava poco, era usato, e decisi di comprarlo senza esserne neppure troppo convinta. Avevo 18 anni ed un terribile dolore al collo, che mi tormentava già da vari anni. Decisi di riporre il libro nella mia libreria e di non leggerlo subito. Per quattro anni me ne dimenticai completamente. In questo tempo feci di tutto per risolvere ed affrontare questo collo così dolente: dal feldenkrais all’alexander, dall’osteopatia al rolfing, dal pilates a qualche mese di yoga, dalla meditazione all’allenamento estremo in palestra. Nulla. Più facevo e più soffrivo. Un giorno, non ricordo chi, mi parlò del Metodo Mézières. Si trattava di lavorare in mutande e reggiseno mantenendo delle posture; a detta di questa mia conoscente era un metodo a dir poco miracoloso. Decisi allora di provare e, con mia grossa sorpresa, appurai che la mia situazione migliorava a poco a poco. Il collo mi tormentava meno ma i muscoli non mollavano ancora la loro presa. In una delle sedute di Mézières, la fisioterapista che mi seguiva all’epoca di disse : ” Perché non prova a continuare con l’Antiginnastica?”.

Antiginnastica, ripetevo tra me e me. Ho già sentito questo metodo. Così, frugando nella libreria ritrovai quel libro ed iniziai a leggerlo. La prima pagina annoverava delle dediche : “Alla signorina A, celebre avvocatessa, che teme di perdere autorevolezza abbandonando la rigidità della nuca e l’espressione aggressiva del volto e che confonde l’immagine di sé stessa col suo prestigio”.

Quanto mi risuonavano quelle parole? Lessi il libro in mezza giornata; lo trovai entusiasmante. Sulla sua ultima pagina trovai i riferimenti per la formazione in Italia. Pensai che dovessi chiamare immediatamente per diventare un’esperta. Volevo fare questo lavoro. Dovevo fare questo lavoro! Composi il numero, mi rispose una voce femminile. Dissi immediatamente che ero intenzionata ad iniziare la formazione. La voce ascoltò le mie richieste, mi fece alcune domande, mi chiese se avevo mai fatto dell’Antiginnastica. Riposi di no. Mi venne riferito che avrei dovuto fare un colloquio, poi una seduta e che dopo, con calma, avremmo potuto riparlarne. Da allora, prima di poter accedere alla formazione di esperta certificata ci sono voluti dieci anni: dieci anni di lavoro personale. A cadenza settimanale mi recavo a Napoli per la mia seduta di due ore con Ivana Persico, l’esperta che conduceva le sedute e poi mia Formatrice. Nel tempo, comprendevo sempre più sulla mia carne di essermi fatta un’idea del corpo assolutamente preconcetta, assolutamente falsa. E di quel corpo poi? Sentivo veramente MIO il corpo che mi apparteneva? Molte zone erano anestetizzate ed insensibili, non sapevo di avere tanti muscoli, non immaginavano che questi funzionassero assieme e fossero così connessi tra loro. Non sapevo di avere un sistema parasimpatico e non immaginavo che il mio corpo potesse avere così paura del cambiamento. Ci sono voluti anni prima di potermi sentire per “intero”. Ed è stata una rivoluzione.

Sulla panchina di Materdei, in attesa del mio gruppo settimanale, ho riaperto più volte “Il corpo ha le sue ragione o Guarire con l’Antiginnastica”. Mi lasciavo ispirare dalle sue parole e trovavo la forza per proseguire con le mie sedute di Antiginnastica. A questo libro devo la mia vita. A questa AUTO GUARIGIONE che sapevo finalmente di possedere, movimento dopo movimento. Scoprivo una forza ed una energia inedite per me.

“Prima di praticare uno sport, prima di fare Espressione corporea, prima di interpretare i gesti altrui, prima di dire non ne posso più, prima di iniziare un analisi, prima di rassegnarsi ai propri problemi sessuali, la presa di coscienza del corpo è un lavoro preliminare. Come il pittore prepara la tela, il ceramista la creta, noi dobbiamo preparare il corpo prima di servircene, prima di aspettarci da esso risultati soddisfacenti. La ricchezza dell’esperienza vissuta dipende DALLO STATO DEL CORPO CHE LA VIVE. Il corpo vivacizzato prende iniziative, non si contenta più di ricevere, di subire, di incassare. Diventando coscienti del corpo, lo mettiamo in condizione di FAR PRESA SULLA VITA”. T.Bertherat, Guarire con l’Antiginnastica.

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